GAIA X: Verso Servizi Cloud Europei?

GAIA X: Verso Servizi Cloud Europei?

I nostri dati, in quanto europei, attualmente sono in mano a grandi colossi americani e cinesi. Per offrire qualche numero infatti, Amazon risulta il primo fornitore di servizi cloud Iaas (Infrastructure as a Service) con il 51 % di fetta di mercato, seguono a ruota il 13% di Microsoft, il 4% Alibaba e il 3% Google.

Perché un Servizio cloud Europeo?

Il conflitto nasce con il regolamento GDPR (General Data Protection Regulation) del 2016 che regola il trattamento dei dati e la privacy degli utenti e cittadini Europei. In materiale di privacy infatti le regole applicate oltreoceano sono differenti.

Nel 2018 gli Stati Uniti hanno approvato il Cloud act: legge federale che autorizza i fornitori di servizi cloud ad accumulare e utilizzare i dati degli utenti anche quando questi sono depositati fuori dal perimetro statunitense, scavalcando quindi il regolamento GDPR.

È quindi fondamentale che i dati europei restino in Europa in modo da poter salvaguardare quanto possibile la privacy dei cittadini dell’Unione.

Sia il governo tedesco sia quello francese si stanno quindi preparando a lanciare la loro proposta Cloud. Quella tedesca è stata comunicata il 29 ottobre e si chiamerà Gaia X: pensata inizialmente come una piattaforma cloud nazionale, ha decisamente mire europee. Sono infatti state coinvolte circa 100 aziende e 17 Paesi Europei.

Non parliamo quindi di un unico centro dati ma piuttosto una rete fra servizi cloud diversi.

E l’Italia? Alessandro Morelli, politico italiano, ha annunciato che si sta pensando all’ utilizzo di fondi della Banca europea per gli investimenti per sviluppare un cloud nazionale tutto italiano.Si tratta indubbiamente di un progetto ambizioso, ma totalmente realizzabile se ci si affiderà ad aziende esperte e competenti nel settore, che sicuramente non mancano nella nostra penisola.

Quale servizio cloud è meglio scegliere?

Per avere garanzia della tutela dei propri dati, il consiglio è di interfacciarsi con aziende che offrono servizi cloud privati, come nel caso di un MSP.

Quali sono i vantaggi di un cloud privato?

  • Sicurezza dei dati.
  • Possibile pagare esclusivamente per l’utilizzo effettivo.
  • Assistenza a 360°.

IPSNet, come managed service provider e system integrator, si affida a un data center privato e protetto, garantendo dati aziendali al riparo da furti e garanzia di privacy totale. Contattaci per un preventivo gratuito!

Claudio Martini

Claudio Martini

Information Technology Project Manager

Systems Advisor e Chief Information Security Officer. Esperto in configurazione, gestione e manutenzione di reti, infrastrutture IT, server, firewall e soluzioni di business continuity. 

Dal 1995 siamo al fianco di professionisti e imprese.
Negli anni IPSNet è diventato un marchio sinonimo di competenza e professionalità per assistere il cliente e orientarlo nel mondo della rete, sempre più difficile e ricco di opportunità, ma anche di insidie. Cloud Provider, soluzioni per le reti informatiche e la sicurezza dei dati nelle aziende sono, ad oggi, il nostro quotidiano impegno per centinaia di clienti che, da oltre 20 anni, ci affidano la propria informatizzazione digitale.

Hai bisogno di maggiori informazioni?
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Che cos’è un Managed Services Provider (MSP)?

Che cos’è un Managed Services Provider (MSP)?

Il MSP, Managed Services Provider, è un’azienda che si occupa di informatica e ha un approccio di outsourcing nei confronti di determinate attività di gestione e manutenzione, al fine di ottimizzare l’utilizzo di risorse e abbassare i costi da parte del committente.

 

Che cosa offre il MSP?

  • Help Desk Telefonico e da Remoto senza limiti
  • Attività proattiva di gestione IT: Backup, Sicurezza, Monitoraggio, Aggiornamenti
  • Gestione dei fornitori: Software House, TLC, Hardware

 

Quali vantaggi offre il MSP?

Un contratto MSP è un servizio “tutto compreso”, in questo modo il committente può mettere a budget un costo fisso per la gestione dell’infrastruttura IT, senza doversi preoccupare di nessun aspetto tecnico o di sorprese nei costi. Inoltre il cliente è cosciente che l’obiettivo del Provider coinciderà con il suo, ovvero, ridurre al minimo i disservizi e aumentare la produttività dell’azienda.

Il Provider infatti è interessato solo ad avere infrastrutture, server e computer sempre funzionanti, aggiornati e sicuri. Meglio sarà gestita la rete dei clienti e meno attività non programmata e in urgenza dovrà svolgere presso la sede dei clienti.

Altro aspetto fondamentale dell’approccio MSP è la fornitura del servizio con una tariffazione fissata in partenza e in grado di coprire le varie situazioni in cui provider e cliente possono trovarsi.

Gestendo i fornitori, un MSP dà un unico punto di riferimento per tutte le richieste al suo cliente. Anziché contattare il provider Internet quando la connessione non funziona possono semplicemente contattare il suo MSP. Questo permette di risparmiare tempo e soldi nell’interpellare fornitori ed esperti per capire qual è il problema.

 

Ho un’azienda di piccole o medie dimensioni, i servizi del MSP fanno per me?

Sicuramente! Affidarsi a un MSP permette di esternalizzare le attività legate all’IT, con la certezza di poter ottenere supporto in qualunque momento da parte di personale qualificato.

Attraverso il monitoraggio e facendo manutenzione all’infrastruttura IT delle aziende  – spesso utilizzando strumenti e processi automatizzati – e cercando di risolvere in modo proattivo potenziali problemi, un MSP di fatto minimizza i tempi di non funzionamento dell’infrastruttura del cliente e lo fa nel reciproco interesse Fornitore-Cliente.

Ciò significa che lo staff della tua azienda non dovrà più confrontarsi con problematiche al di fuori delle proprie competenze e potrà dedicarsi con maggiore produttività nelle proprie task.

 

Quali servizi offre il MSP?

Il MSP è in grado di offrire un insieme di servizi ad hoc i propri clienti, a seconda delle particolari esigenze, vediamone insieme alcuni.

  • Servizi IT:
    • Data backup e recovery
    • Data storage
    • Implementazione, monitoraggio, gestione e controllo reti
    • Web e email Hosting
  • Web Marketing:
    • Strategia e pianificazione
    • Marketing integrato e promozione online
    • SEO
    • SEM
    • Email marketing e DEM
    • Web design

In conclusione, se volete ridurre i costi aziendali legati al Break and Fix (riparo quando si rompe) e alla gestione delle problematiche IT, il Managed Services Provider è sicuramente la soluzione per voi.

Fonte immagine: mspitalia.com
Giorgio Bagnasco

Giorgio Bagnasco

Managed Services Specialist

Dottore in Matematica Informatica, originariamente sviluppatore di applicazioni Web, amministratore di database e project manager in una vasta gamma di applicazioni aziendali. Oggi specializzato in IT Management e System Integration, problem solving, progettazione e gestione di reti informatiche, ottimizzazione di sistemi informativi aziendali

Dal 1995 siamo al fianco di professionisti e imprese.
Negli anni IPSNet è diventato un marchio sinonimo di competenza e professionalità per assistere il cliente e orientarlo nel mondo della rete, sempre più difficile e ricco di opportunità, ma anche di insidie. Cloud Provider, soluzioni per le reti informatiche e la sicurezza dei dati nelle aziende sono, ad oggi, il nostro quotidiano impegno per centinaia di clienti che, da oltre 20 anni, ci affidano la propria informatizzazione digitale.

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Hacking: cos’è e perché si intensifica durante le emergenze, come nel caso del Coronavirus?

Hacking: cos’è e perché si intensifica durante le emergenze, come nel caso del Coronavirus?

Chi è l’hacker e come opera?

Il termine Hacker per definire il pirata informatico è ormai largamente in uso da diversi anni. In verità il sostantivo hacker è nato per descrivere quella categoria di informatici che perseguivano l’ideale di un web aperto a tutti e disponibile gratuitamente in ogni sua forma.

L’hacker degli albori del web è un hacker etico che tenta di fornire a tutti gli utilizzatori le risorse di internet in modalità open source. Il termine più corretto per definire chi utilizza le proprie capacità informatiche per attività illegali dovrebbe infatti essere cracker, da “crack” ossia rottura, di un sistema informatico in cui si tenta di penetrare.

Perché gli attacchi informatici si intensificano durante emergenze?

Uno dei modi più utilizzati ed efficaci per portare avanti un attacco informatico è utilizzare il “lato umano” della tecnologia: sfruttare addetti, impiegati, utenti al fine di far compiere loro un’azione che permetta all’hacker un più facile accesso.
Si sfrutta così quella che in gergo tecnico viene definita ingegneria sociale, ossia la branca delle scienze politiche che studia il comportamento sociale degli individui in relazione alle figure di potere. In questo preciso contesto, si intente lo sfruttare una situazione di emergenza che porta all’abbassamento della soglia di attenzione degli utenti con conseguente maggiore facilità a carpire informazioni.
Non di rado infatti, come abbiamo visto in questo articolo, per il phishing vengono sfruttati i nomi di enti come l’OMS, la Polizia di Stato etc. per dare una parvenza di credibilità alla comunicazione che l’utente riceve.

Emergenza Coronavirus: chi è preso di mira?

1. Ospedali e strutture sanitarie

Ultimamente i più presi di mira sono gli ospedali che, impegnatissimi a seguire i pazienti e oberati di dati da immettere e di report da inviare, sono un facile bersaglio.

Solo qualche giorno fa uno dei più noti istituti di ricovero di Roma, lo Spallanzani, è stato preso di mira per un attacco informatico, fortunatamente non andato a buon fine.

Si è registrato inoltre un presunto sabotaggio all’ospedale san Camillo, dove sono stati ritrovati irrimediabilmente danneggiati alcuni computer che erano preposti ad elaborare test sul coronavirus.

Tali attacchi, insieme ad altri non resi esplicitamente noti, sono stati motivo di una riunione straordinaria del Nucleo Sicurezza Cibernetica, il quale ha dichiarato che terrà alte le difese informatiche e intensificherà i controlli.

L’Interpol ha messo in allerta tutti gli organi di polizia dei 194 Paesi membri a riguardo, sottolineando proprio come gli hacker sfruttino il capitale umano, in questo caso il personale sanitario, come veicolo per gli attacchi.

2. Comuni e piattaforme didattiche

Uno dei motivi principali per i quali si perpetuano attacchi hacker a danno di grandi enti è lo scopo di lucro. 
Il metodo più comune è l’utilizzo di un ransomware per criptare i dati degli utenti, che poterli decifrare sono costretti a pagare ingenti somme di denaro.

È esattamente questo lo scenario che si è trovato ad affrontare il Comune di Marentino, vittima di un attacco informatico con cryptolocker.
Tutti i dati sono stati infatti bloccati e resi illeggibili e al Comune è stato richiesto di versare entro 2 giorni l’equivalente di 50mila euro in criptovaluta per potervi avere nuovamente accesso. Il sindaco Bruno Corniglia ha deciso di non cedere al ricatto, ma ha presentato denuncia e ingaggiato un team di esperti per recuperare i dati.

Un’altra piattaforma che è stata presa di mira è il registro elettronico gestito da Axios, dove sono conservati importanti dati come votazioni, compiti e risorse didattiche per gli studenti. Gli hacker informatici hanno intrapreso un attacco DDoS, un’azione che provoca il malfunzionamento o il blocco di una piattaforma attuando un sovraccarico di traffico fittizio, tramite l’invio di una quantità di richieste che il server non può reggere.

È senza dubbio il momento per le aziende di proteggersi, attuando le migliori precauzioni per non cadere vittima di attacchi informatici, tentativi di phishing o richieste di riscatto.

 Vuoi adottare soluzioni per tutelare i tuoi dipendenti e la tua azienda dai tentativi di phishing e dai ransomware? Contattaci subito per una consulenza.

Giorgio Bagnasco

Giorgio Bagnasco

Managed Services Specialist

Dottore in Matematica Informatica, originariamente sviluppatore di applicazioni Web, amministratore di database e project manager in una vasta gamma di applicazioni aziendali. Oggi specializzato in IT Management e System Integration, problem solving, progettazione e gestione di reti informatiche, ottimizzazione di sistemi informativi aziendali

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Controllo remoto del PC e sicurezza informatica: qual è la differenza tra programmi per il controllo remoto e VDI?

Controllo remoto del PC e sicurezza informatica: qual è la differenza tra programmi per il controllo remoto e VDI?

Sicurezza controllo remoto del PC

La necessità di controllare un PC remoto può essere legata a diverse esigenze. Pensiamo per esempio a quando in azienda si presenta un problema su una macchina ed è necessario richiedere l’intervento di un esperto IT, oppure al caso in cui stiamo lavorando da casa, in telelavoro o smart working, e abbiamo necessità di reperire un file salvato sul computer dell’ufficio.

Per il controllo remoto esistono fondamentalmente due soluzioni: utilizzare applicazioni e software appositi oppure sfruttare la VDI (Virtual Desktop Infrastructure).
Si tratta di due soluzioni molto diverse sia dal punto di vista della tecnologia adottata, sia per quanto concerne il tema cybersecurity.

Applicazioni per il controllo remoto

Le applicazioni per il controllo remoto sono programmi utili per controllare un PC a distanza in maniera semplice e veloce.




Il funzionamento delle varie applicazioni per il controllo remoto del PC è alquanto intuitivo, infatti tali programmi vengono spesso utilizzati da coloro che non hanno molta dimestichezza con la tecnologia e hanno il bisogno di affidarsi a soluzioni semplici e immediate. 
Tra le principali applicazioni per il controllo da remoto di un PC vi sono software molto noti, come: TeamViewer, VNC Viewer, Chrome Remote Desktop, Mikongo Microsoft Remote Desktop e Splashtop 2
Questi software consentono di visualizzare sul dispositivo utilizzato il desktop e lo schermo del PC controllato, come se si trovasse davanti a noi. Per fare ciò, naturalmente, occorre una connessione a Internet e che il computer a cui desideriamo collegarci sia accesso e che l’applicazione per il controllo remoto sia correttamente avviata. Queste soluzioni sono utili soprattutto nel caso in cui si necessiti di assistenza da remoto per problemi sulla macchina o sulla rete, per esempio.

Virtual Desktop Infrastructure: cos’è?

L’infrastruttura VDI offre la possibilità di ospitare un desktop in una macchina virtuale. 
Tale sistema consente di agevolare in modo consistente il lavoro dei dipendenti e si basa sul processo di virtualizzazione, ossia la simulazione di un certo numero di computer virtuali su un server fisico. Il server deve ovviamente possedere le risorse fisiche necessarie per poter far funzionare tutte le virtual machine create. 
È possibile eseguire vari sistemi operativi su un solo server, allocare varie risorse in modo flessibile in base alle proprie esigenze e sfruttare le varie risorse IT in un modo più efficace e conveniente.

Esistono diverse tipologie di virtualizzazione.

La virtualizzazione del server

Esattamente come accade con i PC, anche i server possono essere partizionati per ottenere vari server virtuali, ognuno dei quali dispone di un sistema operativo proprio. Il prerequisito è ovviamente un hardware altamente performante. La potenza di calcolo viene sfruttata al massimo, mentre i costi operativi vengono abbassati.

La virtualizzazione del desktop

Per quanto riguarda la virtualizzazione del desktop, l’utente potrà avere accesso al server usando un’apposita app per il desktop (per es. Microsoft Desktop Remote). 
I vantaggi sono molteplici: intercambiabilità delle postazioni di lavoro, possibilità di accedere alle informazioni da un qualsiasi luogo e maggiore durata dei componenti fisici dei computer in ufficio. Questa soluzione inoltre consente di evitare possibili violazioni dei protocolli di sicurezza.


Quale soluzione di gestione da remoto è più sicura per le aziende?

Comprendendo la necessità di controllare dei computer aziendali anche da remoto, mentre non si è presenti in sede, diventa opportuno chiedersi se convenga usare le applicazioni per il controllo da remoto oppure affidarsi a un sistema VDI. 
Sebbene le applicazioni per il controllo da remoto presentino diversi vantaggi, presentano diverse lacune per quanto riguarda la sicurezza. Quest’ultima è a tutti gli effetti un punto debole di tutte le app per il controllo remoto dei PC, che risultano vulnerabili ad attacchi informatici.

La Virtual Desktop Infrastructure rappresenta sicuramente una soluzione più articolata e la cui implementazione deve necessariamente vedere coinvolte figure esperte nell’ambito IT, tuttavia presenta vantaggi ineguagliabili a livello di sicurezza. A differenza di programmi per il controllo da remoto, infatti, la VDI permette di godere di tutti i vantaggi di un’applicazione per il controllo da remoto senza creare punti deboli nella sicurezza aziendale
Le connessioni al desktop remoto infatti dovranno avvenire tramite una VPN (Virtual Private Network) aziendale e saranno quindi protette dal firewall interno, che dovrà essere opportunamente configurato.

Adottare la VDI all’interno della tua azienda può consentirti di ottimizzare le risorse e muovere un passo verso lo smart working e la digitalizzazione aziendale.
Hai bisogno di una consulenza? Scopri le nostre soluzioni e contattaci! Il team di IPSNet è a tua disposizione per aiutarti a scegliere la soluzione migliore per il tuo business!

Giorgio Bagnasco

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Dottore in Matematica Informatica, originariamente sviluppatore di applicazioni Web, amministratore di database e project manager in una vasta gamma di applicazioni aziendali. Oggi specializzato in IT Management e System Integration, problem solving, progettazione e gestione di reti informatiche, ottimizzazione di sistemi informativi aziendali

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Server e desktop virtuali: perché dovresti introdurli in azienda?

Server e desktop virtuali: perché dovresti introdurli in azienda?

Server e desktop virtuali

In un momento storico in cui lo smart working e il telelavoro hanno assunto un’importanza preponderante per le aziende, la virtualizzazione di server e desktop (VDI – Virtual Desktop Infrastructure) rende molto più agevole il lavoro dei dipendenti, in quanto consente di trovare lo stesso identico ambiente di lavoro quando ci si collega da remoto all’azienda

Cos’è la virtualizzazione?

La virtualizzazione è una tecnologia software che simula l’esistenza di “n” computer virtuali all’interno di un unico server fisico, ovviamente dotato delle risorse hardware necessarie a far funzionare simultaneamente, ed efficacemente, gli “n” ambienti ospitati.

Di conseguenza è possibile:

  • eseguire più sistemi operativi su un singolo server;
  • allocare le risorse di computing in maniera flessibile in base alle esigenze;
  • sfruttare le risorse IT in maniera molto più efficiente e conveniente.

I diversi tipi di virtualizzazione

Virtualizzazione del server

I server fisici presenti in azienda, singole macchine con diversi gradi di obsolescenza e relative vulnerabilità dei componenti elettronici ormai usurati, vengono accorpate in un unico server fisico altamente performante. Quest’ultimo viene partizionato tramite un opportuno software denominato Hypervisor, allo scopo di ottenere diversi server virtuali, ognuno con un proprio sistema operativo e la propria funzione precedentemente svolta dai singoli server.

Vantaggi:

  • la potenza di calcolo dell’hardware viene sfruttata a pieno;
  • meno costi operativi;
  • meno costi legati all’hardware.

Virtualizzazione del desktop

Consiste nel virtualizzare, anzichè un server, un client, in altre parole il PC che i vari utenti utilizzano quotidianamente in azienda sulla propria scrivania. L’intero sistema operativo del PC e le relative applicazioni (posta elettronica, software gestionale etc.) saranno disponibili su una VDI che viene eseguita su un server fisico.

L’utente potrà accedere al server semplicemente utilizzando un’applicazione per il desktop remoto (come Microsoft Desktop Remote) e inserendo le proprie credenziali, esattamente come se si trovasse seduto alla propria scrivania in azienda.

Vantaggi:

  • maggiore durata delle postazioni di lavoro, in quanto usando risorse in remoto,  queste saranno meno soggette a usura;
  • postazioni di lavoro intercambiabili, in quanto è possibile collegarsi in remoto da qualunque postazione o dispositivo (tablet, notebook, smartphone…);
  • possibilità di collegarsi ed accedere alle proprio risorse da qualunque luogo e in qualunque momento, ritrovando lo stesso identico ambiente di lavoro.

Inoltre l’utilizzo di macchine virtuali per la gestione del lavoro aziendale, consente ai dipendenti di mantenere l’esecuzione dell’ambiente di lavoro del tutto indipendente dal resto dei contenuti privati, presenti nel proprio PC o del device “di casa”, evitando violazioni ai protocolli di sicurezza, tipici di ambienti usati in modo promiscuo per lavoro e svago.

Vuoi implementare le VDI all’interno della tua azienda? Lo staff di IPSNet è a tua disposizione per una consulenza gratuita. Contattaci ora!

Giorgio Bagnasco

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Dottore in Matematica Informatica, originariamente sviluppatore di applicazioni Web, amministratore di database e project manager in una vasta gamma di applicazioni aziendali. Oggi specializzato in IT Management e System Integration, problem solving, progettazione e gestione di reti informatiche, ottimizzazione di sistemi informativi aziendali

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Coronavirus: attenzione ai malware diffusi via e-mail

Coronavirus: attenzione ai malware diffusi via e-mail

Sfruttare l’ingegneria sociale e le notizie di attualità è da sempre stato un modo semplice ed efficace per i cracker di diffondere virus informatici e rubare dati sensibili, con o senza riscatto.

Per proteggersi da queste azioni criminali, è necessario non aprire nessun file sospetto, diffuso via e-mail. Affidarsi ad un Managed Services Provider sarà utile per prevenire che le suddette e-mail siano visibili in casella di posta e che quindi possano essere aperte anche erroneamente, poiché vengono bloccati da appositi software progettati per questo.

I file eseguibili .exe

Stanno infatti circolando tra le caselle di posta elettronica alcuni finti Pdf, che all’apparenza sembrerebbero provenire da fonti attendibili in grado di fornire consigli sulle misure cautelari da prendere per l’emergenza Coronavirus, ma che in realtà nascondono dei veri e propri file eseguibili, con un unico poco nobile scopo: rubare dati personali.

Questo ingannevole Pdf, denominato ad esempio “Coronavirus Countermeasures”, nel momento in cui viene aperto, riesce a diffondere un malware molto pericoloso, che permette ai truffatori di ottenere l’accesso remoto della macchina vittima dell’attacco e di criptare i files in essa contenuti.

Non è l’unico file in circolazione, ne sono nate delle varianti, come “CoronaVirusSafetyMeasures_pdf”. Cambia il nome, ma il risultato è sempre il medesimo.

Come difendersi da questa truffa? Non soffermandosi solamente all’apparenza dell’icona del file, ma abilitando sul computer la visualizzazione delle reali estensioni. L’ estensione del Pdf è “.Pdf”, mentre quando si legge “.exe”, significa che ci troviamo di fronte ad un file eseguibile, ovvero un software. In questo caso, un malware.

L’ email fraudolenta in circolazione

Il finto Pdf non è purtroppo l’unico tentativo di truffa che circola in rete in questo delicato periodo, dove il Coronavirus è protagonista di ogni cronaca. Al momento ci sarebbe una fantomatica “Dottoressa Penelope Marchetti”, che prevediamo molto presto cambierà nome, che sembrerebbe inviare mail da parte dell’OMS. In questa mail è presente un invito ad aprire un allegato di word. Stiamo parlando di un vero e proprio tentativo di pishing.

Purtroppo, in questo caso la truffa si presenta piuttosto bene, camuffandosi a dovere. A differenza di altri tentativi passati infatti, l’italiano utilizzato è piuttosto corretto, andando a confondere chi legge il contenuto della mail. Ma ci sono degli indizi utili che devono mettere in allerta. Il primo di questi è che la dottoressa, a fine comunicazione, si firma con “Dr”, anziché con “Dr.essa”.

In seconda battuta, gli indirizzi email di provenienza appaiono strani, ad esempio julieb@montaininternet.net oppure katia.valesan@incor.usp.br. Di seguito il testo integrale che sta circolando, che potrebbe differire ovviamente in qualche parola:

“A causa del fatto che nella Sua zona sono documentati casi di infezione dal coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha preparato un documento che comprende tutte le precauzioni necessarie contro l’infezione dal coronavirus. Le consigliamo vivamente di leggere il documento allegato a questo messaggio!

Distinti saluti,
Dr. Penelope Marchetti (Organizzazione Mondiale della Sanità – Italia)”

Come difendersi da questa seconda tipologia di attacco? Principalmente evitando di aprire l’allegato .doc, e mettendo la mail all’istante nella casella dello spam, ma soprattutto facendo attenzione a un particolare aspetto: in questa situazione, la comunicazione potrebbe provenire anche da un conoscente, che allarmato dalla situazione, avverte le persone a lui care diffondendo una notizia a prima vista “attendibile”.

Antispam e antimalware efficaci

Le truffe appena descritte sono solamente i primi tentativi messi in atto, quantomeno a livello virtuale, che stanno circolando in questo periodo così difficile. Il consiglio per evitare di cadere in errori che potrebbero costare molto cari, è quello di continuare a mantenere alto il livello di guardia, prestando i più basilari accorgimenti di protezione.

Utilizzare un buon  l’antispam e antimalware: uno dei migliori è Libra Esva che rileva quasi il 100% dello spam e azzera il numero dei falsi positivi; ottimizzato per ambienti cloud. In questo modo è possibile mantenere i propri dati al sicuro, soprattutto per le aziende.

Vuoi adottare soluzioni per tutelare i tuoi dipendenti e la tua azienda dallo SPAM e dalle truffe informatiche? Contattaci subito per una consulenza.

Claudio Martini

Claudio Martini

Information Technology Project Manager

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Smart working: far fronte all’ emergenza. Cos’è e quali sono i vantaggi?

Smart working: far fronte all’ emergenza. Cos’è e quali sono i vantaggi?

Sempre più spesso sentiamo parlare di smart working soprattutto in questo periodo di emergenza, ma che cosa significa realmente?
Quali sono i vantaggi per dipendenti e aziende? Cosa è necessario per attivare lo smartworking subito?

Vuoi introdurre lo smart working nella tua azienda? IPSNet, come Managed Services Provider, offre soluzioni su misura per le imprese, aiutandoti a sviluppare un’infrastruttura informatica  in grado di soddisfare ogni Tua esigenza di utilizzo in modo semplice, rapido, sicuro ed efficace. 
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Ultimo Decreto Legislativo in Tema Smart Working 

L’ emergenza COVID-19 ha fatto attivare un decreto governativo, il quale  prevede che lo smartworking può essere applicato per tutta la durata dello stato di emergenza senza necessità di accordo scritto tra le parti (Deliberazione del Consiglio dei ministri, 31 gennaio 2020 riguardo alla modalità di lavoro agile contenuta nell’ articolo 18-23 della legge 22 maggio 2017, n. 81). L’ informativa obbligatoria è fornita in via telematica con la  documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro.

Vai alla documentazone

Che cos’è lo smart working?

Lo smart working può essere definito come una nuova filosofia del lavoro, basata sulla flessibilità e l’autonomia di gestione di spazi, orari e strumenti, al fine di una maggiore responsabilizzazione e consapevolezza del proprio ruolo operativo, nel conseguimento dei risultati attesi dall’azienda per la quale si opera.
Questo modello organizzativo abolisce vincoli, tradizionalmente insiti nella cultura aziendale, a favore di una maggiore indipendenza e organizzazione, strutturata  per fasi e obiettivi da perseguire..
Alla base vi è un solido accordo tra dipendenti e datori di lavoro, che stabiliscono insieme modalità e caratteristiche del nuovo modo di intendere la prestazione d’opera professionale.

Quali sono i vantaggi per i dipendenti?

Lo smart working consente ai dipendenti di conciliare vita e lavoro, trovando la formula più adatta al singolo per essere produttivo, senza sacrificare altri elementi fondamentali per il proprio benessere psicofisico.
La libertà derivante dalla flessibilità nella gestione di orari e spazi va di pari passo con la responsabilità e la capacità organizzativa necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati. Ciò rappresenta una notevole possibilità di crescita personale e professionale.

I vantaggi si riflettono anche sull’ambiente. Basti pensare che una sola giornata di remote working alla settimana può far risparmiare in media 40 ore l’anno di spostamenti, con una riduzione delle emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.
Ciò significa ottimizzazione del tempo per i lavoratori e meno inquinamento per la collettività intera.


Quali sono i vantaggi per le aziende?

Questa formula di organizzazione non solo va a favore del welfare aziendale, ma ha notevoli effetti anche sulla produttività.
Questi i dati di una recente ricerca condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano:

  • nel 2019 in Italia + 60% lavoratori agili da postazioni remote rispetto al 2013;
  • +15% di produttività registrata nelle aziende italiane che hanno adottato il modello dello smart working.

Il lavoro smart, inoltre, offre alle aziende l’opportunità di ridurre i costi legati alla gestione degli spazi, rendendo possibile adottare soluzioni come desk sharing e spazi comuni, andando incontro alla mobilità e alla flessibilità del lavoro.


Quali sono gli aspetti tecnologici necessari per adottare lo smart working all’interno di un’azienda?

Per lo smart worker i requisiti sono minimi.  Sono infatti sufficienti un PC e una connessione ad internet per poter essere operativo in telelavoro.

L’azienda dovrà poi disporre di un’infrastruttura comprendente:
• connessione ad internet con velocità e stabilità adeguate al numero di smart workers contemporaneamente attivi e potenzialmente collegati ai server aziendali;
• firewall;
• VPN (Virtual Private Network).

Firewall e VPN garantiscono la sicurezza della rete e la tutela dei dati aziendali, in conformità con la normativa GDPR del 2018 e come prevenzione nei confronti di attacchi informatici.
L’utilizzo di una connessione sicura tramite Virtual Private Network fa si che tutto il traffico internet passi attraverso il firewall hardware aziendale che, opportunamente configurato, costituirà un livello di difesa contro trojan, malware e tentativi di accesso non autorizzato.

Occorre poi tenere in considerazione altri accorgimenti di base per la cyber security, come un antivirus sempre aggiornato e un piano di backup per implementare policy di DTP (Data Loss Prevention).

Vuoi introdurre lo smart working nella tua azienda? IPSNet, come Managed Services Provider, offre soluzioni su misura per le imprese, aiutandoti a sviluppare un’infrastruttura informatica  in grado di soddisfare ogni Tua esigenza di utilizzo in modo semplice, rapido, sicuro ed efficace. 
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Dottore in Matematica Informatica, originariamente sviluppatore di applicazioni Web, amministratore di database e project manager in una vasta gamma di applicazioni aziendali. Oggi specializzato in IT Management e System Integration, problem solving, progettazione e gestione di reti informatiche, ottimizzazione di sistemi informativi aziendali

Dal 1995 siamo al fianco di professionisti e imprese.
Negli anni IPSNet è diventato un marchio sinonimo di competenza e professionalità per assistere il cliente e orientarlo nel mondo della rete, sempre più difficile e ricco di opportunità, ma anche di insidie. Cloud Provider, soluzioni per le reti informatiche e la sicurezza dei dati nelle aziende sono, ad oggi, il nostro quotidiano impegno per centinaia di clienti che, da oltre 20 anni, ci affidano la propria informatizzazione digitale.

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Cos’è la Disaster Recovery e come mantenere la Business continuity

Cos’è la Disaster Recovery e come mantenere la Business continuity

Prevedere e superare un disastro IT

Secondo le statistiche il tempo medio impiegato da un’azienda per riprendersi da un blocco delle infrastrutture tecnologiche o da un disastro IT è di 18,5 ore, ma il 43% delle aziende non si riprende completamente a causa della mancanza di un piano preventivo.
Per una piccola media impresa, il costo uomo di queste ore di inattività, sommato al costo di capitale perso è di circa 30.000€.

Progettare dei piani di ripristino efficienti, basati sulle specifiche vulnerabilità e necessità aziendali, consente di proteggersi dai rischi ed essere preparati in caso di interruzione del business.
Un Business Continuity Plan e un Disaster Recovery Plan adeguati all’infrastruttura consentono di superare eventuali crisi evitando il fermo aziendale e, di conseguenza, limitando perdite di dati e denaro.

Business Continuity Plan e Disaster Recovery Plan: due differenti piani aziendali connessi tra loro

Il Business Continuity Plan prevede l’organizzazione della continuità aziendale, ossia che tutte le funzioni aziendali non siano interrotte da problematiche di tipo informatico. 
Per attuare tale piano occorre dunque dotarsi di soluzioni preventive e prendere in considerazione lo svolgimento di una serie di attività.

Il Disaster Recovery Plan (anche detto ripristino di emergenza) è il processo immediato mediante il quale un’organizzazione o società, può ripristinare la propria infrastruttura IT aziendaledopo un evento imprevisto come blackout, alluvioni, incendi, attacchi informatici etc… e consiste nell’attivazione di soluzioni di Business Continuity.

Il solo piano di Disaster Recovery pertanto non è sufficiente per riportare in attività un’azienda; per recuperare i dati aziendali occorre aver previsto delle soluzioni come backup e sincronizzazioni, al fine di garantire il recupero di dati e il ripristino della situazione aziendale antecedente al disastro.

Business Continuity Management: pianificare il Disaster Recovery

Poiché i sistemi IT e i processi di ciascuna organizzazione possono variare, non esiste un piano di ripristino d’emergenza predefinito. 
Tuttavia, in genere un piano di Disaster Recovery dovrebbe includere:

  • Misure preventive che mitigano il rischio e prevengono il verificarsi di un disastro IT come un Backup Cloud dei dati aziendali, l’esecuzione di controlli periodici, ecc.
  • Misure investigative che aiutano a scoprire potenziali minacce, come l’aggiornamento del software antivirus, installazione di programmi di monitoraggio dei server e della rete, ecc.
  • Misure correttive, ossia passaggi per ripristinare rapidamente il sistema IT dopo attacchi improvvisi.

Oltre agli obiettivi e processi o misure preventive, il piano di ripristino d’emergenza, per essere efficiente e risolutivo, deve includere anche personale responsabile e team di esperti del settore.

Disaster Recovery: come garantire la Business Continuity

La pianificazione della continuità operativa si riferisce a un processo più completo che comprende passaggi preventivi e processi di recupero in caso di problematiche IT.

I processi nell’ambito della pianificazione della continuità operativa comprendono:

  1. analisi degli scenari di minaccia,
  2. progettazione della soluzione,
  3. implementazione del progetto,
  4. fase di Test,
  5. manutenzione del plan.

L’analisi degli scenari di minaccia evidenzia il loro possibile impatto sul business ed in particolare su quali precise funzioni aziendali. È quindi utile per identificare alcuni passaggi che l’azienda dovrebbe adottare per rispondere efficacemente alle minacce.
L’analisi è seguita dall’identificazione degli strumenti che possono essere utilizzati, per esempio, un backup SaaS e ripristinare la soluzione per il backup fuori sede. A seguito dei test e dell’approvazione del Business Continuity Plan definitivo, la pianificazione della continuità operativa deve essere aggiornata annualmente o semestralmente, per tenere il passo con i cambiamenti organizzativi e commerciali.

Criteri per il successo

Anni di esperienza nel settore ci hanno permesso di definire alcuni criteri determinanti affinché il piano di ripristino di emergenza o il piano di continuità operativa abbiano successo:

  • Buy-in degli stakeholder: affinché il Disaster Recovery o la pianificazione della Business Continuity non costituiscano un’altra esercitazione antincendio di routine, è necessario il buy-in degli stakeholder per elevarlo alla pianificazione ad alta priorità.
  • Focus olistico: mentre il recupero dei dati e la messa in funzione dei sistemi è la tua priorità assoluta, la pianificazione che comprende altri passaggi preventivi non deve essere trascurata. Ad esempio, tenere regolari corsi di formazione sulla sicurezza per i dipendenti, garantire il backup del personale di supporto, ecc.
  •  Aggiornare regolarmente i piani: man mano che l’organizzazione e i suoi processi aziendali e IT evolvono, anche i piani di ripristino di emergenza o piani di continuità aziendale devono evolversi. Per garantire la pertinenza, i piani devono essere aggiornati su traguardi significativi quali aggiornamenti di versioni principali, fusioni o acquisizioni, ecc.

La soluzione Datto per Business Continuity e Disaster Recovery

La soluzione Datto riesce a fornire un supporto cruciale nel recupero preciso e rapido dei dati, in particolare quando il server o il pc viene colpito da ransomware, errori di sincronizzazione e cancellazione accidentale o dannosa, incendi, alluvioni, rotture, vandalismo.
Le soluzioni BCDR (Business Continuity e Disaster Recovery) intelligenti che eseguono il backup dei contenuti sul Cloud di Datto, consentono di recuperare facilmente un file perso o un’intera infrastruttura aziendale in pochi minuti. 
Le funzioni di backup e sincronizzazione dei file consentono ai client di collaborare senza problemi e in tempo reale, di eseguire un backup per ripristinare il lavoro senza sacrificare la sicurezza e mantenendo la semplicità e la potenza dei sistemi.

Questo permetterà all’ infrastruttura aziendale di continuare a funzionare e quindi di non subire perdite di denaro, mentre vengono messe in atto e completate tutte le azioni di ripristino e sincronizzazione dei dati, mentre un semplice backup, non sarebbe in grado di garantire un ripristino dei dati così completo, retroattivo fino a pochi secondi precedenti al disastro.

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Vuoi scoprire le potenzialità di DATTO?
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Claudio Martini

Claudio Martini

Information Technology Project Manager

Systems Advisor e Chief Information Security Officer. Esperto in configurazione, gestione e manutenzione di reti, infrastrutture IT, server, firewall e soluzioni di business continuity. 

Dal 1995 siamo al fianco di professionisti e imprese.
Negli anni IPSNet è diventato un marchio sinonimo di competenza e professionalità per assistere il cliente e orientarlo nel mondo della rete, sempre più difficile e ricco di opportunità, ma anche di insidie. Cloud Provider, soluzioni per le reti informatiche e la sicurezza dei dati nelle aziende sono, ad oggi, il nostro quotidiano impegno per centinaia di clienti che, da oltre 20 anni, ci affidano la propria informatizzazione digitale.

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Cosa fare se le tue email finiscono in SPAM

Cosa fare se le tue email finiscono in SPAM

 

Le tue email finiscono in SPAM?

Sempre più spesso i destinatari non ricevono le tue email perché catalogate come posta indesiderata
Il tuo indirizzo email è finito in blacklist? 

I motivi possono essere diversi, ma in ogni caso esiste una soluzione.



Innanzitutto…cos’è la SPAM?

Viene definita SPAM qualsiasi attività di invio contenuto decontestualizzato o avviso non voluto.

Sostanzialmente ogni comunicazione che viene inviata senza un esplicito consenso da parte del destinatario ad essere contattato viene considerata SPAM.

Perché alcune mail vanno in posta indesiderata (spam)?

Le motivazioni principali possono essere due:

il destinatario della comunicazione ha individuato qualcosa di sospetto o molesto nell’oggetto o nel corpo della tua mail e pertanto ha segnalato il messaggio come posta indesiderata. 

Il client di posta elettronica, ossia il programma o l’applicazione web usata per leggere e inviare mail, ha automaticamente individuato segnali sospetti nel messaggio e ne ha bloccato a monte il recapito. In questo caso il destinatario non riceve alcun avviso o notifica e non sarà nemmeno a conoscenza della sua esistenza.

Se si è verificata una di queste due condizioni, con molta probabilità, le prossime comunicazioni che invierai alla sua casella di posta verranno automaticamente catalogate come spam in quanto il tuo indirizzo finirà in blacklist.

Come non finire in spam? Alcuni suggerimenti sui contenuti.

I client analizzano il contenuto dei messaggi di posta elettronica e nel caso questi contengano termini sospetti, bloccano automaticamente il messaggio, per questo motivo è fondamentale redigere il contenuto dell’email con una certa attenzione.

Ecco alcuni suggerimenti da seguire affinché le tue mail non finiscano in spam:

  1. inserire sempre un oggetto chiaro;
  2. non scrivere in maiuscolo (buona norma da adottare sempre, secondo la netiquette, ossia “il galateo della rete”);
  3. non esagerare con la punteggiatura e le emoji;
  4. inserire nel corpo della mail solo link validi e provenienti da siti affidabili;
  5. evitare di utilizzare termini che possono essere associati a tematiche fraudolente come: guadagno facile online, casino online etc. L’utilizzo di questi termini infatti attivano i filtri antispam, compromettendo il recapito della email.

É consigliabile inoltre non inviare email contenenti solamente immagini e nessun testo

E per quanto riguarda le blacklist?

Nel caso in cui i tuoi messaggi finiscano direttamente nella posta indesiderata probabilmente il tuo IP è stato inserito in una blacklist a causa dell’invio di messaggi interpretati come spam dai filtri impostati dai provider.
Per sapere se il tuo indirizzo mail è in lista nera puoi utilizzare alcuni tool gratuiti e semplici come UltraTool.

Come uscire da una black list?

Strumenti come UltraTool ci permettono di sapere quale provider ha bannato il nostro indirizzo, dopo di che possiamo:

  1. chiedere al destinatario delle nostre comunicazioni di aggiungere il nostro dominio all’elenco di utenti approvati;
  2. chiedere al destinatario di inserire il nostro IP nella sua whitelist o di inoltrare questa richiesta al suo provider.

La risoluzione di questa problematica può richiedere tempo, pertanto il nostro consiglio è di adottare tutte le precauzioni necessarie per non incorrere nel rischio di essere blacklisted.

L’email marketing e lo SPAM

Porti avanti campagne di email marketing utilizzando i classici client di posta elettronica come Gmail, Libero e Yahoo Mail e le tue email finiscono in SPAM?

É arrivato il momento di riconsiderare gli strumenti di marketing che utilizzi.

L’invio massivo di email tramite webmail infatti è decisamente sconsigliato in quanto gli invii di massa così effettuati non attraversano processi di autenticazione che sono invece garantiti da piattaforme di email marketing professionale come MailUp o Mailchimp. Ciò fa sì che le tue email finiscano nella casella di posta indesiderata, indipendentemente dal loro contenuto.



Se desideri investire nell’email marketing il consiglio è di affidarsi a piattaforme dedicate e specifiche che utilizzano server SMTP (Simple Mail Transfer Protocol) che garantiscono che le tue comunicazioni abbiano autorevolezza e quindi maggiore deliverability (ossia che siano effettivamente recapitate ai tuoi destinatari). Potrai inoltre sfruttare una serie di strumenti che queste piattaforme offrono, come per esempio le statistiche circa tassi di apertura e interazioni.

Vuoi avviare una campagna di email marketing ma non hai gli strumenti giusti? Contattaci, saremo lieti di aiutarti a sviluppare una strategia e aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi!

Claudio Martini

Claudio Martini

Information Technology Project Manager

Systems Advisor e Chief Information Security Officer. Esperto in configurazione, gestione e manutenzione di reti, infrastrutture IT, server, firewall e soluzioni di business continuity. 

Dal 1995 siamo al fianco di professionisti e imprese.
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Un trojan malware gratuito minaccia la privacy degli utenti

Un trojan malware gratuito minaccia la privacy degli utenti

Icon Designed by Gregor Cresnar from www.flaticon.com.

Uno dei più pericolosi malware in circolazione viene ora distribuito gratuitamente sul dark web.

Si sta diffondendo sul dark web un malware trojan gratuito, in grado di compromettere la sicurezza di password, dati bancari e altre informazioni personali in maniera molto semplice, senza necessità di specifiche capacità tecniche.

Che cos’è NanoCore RAT?

Il trojan in questione, NanoCore RAT (Remote Access Tool – strumento ad accesso remoto) ha fatto la sua prima apparizione nel 2013. 
La licenza era in vendita sul dark web a $ 25, una cifra irrisoria, che ne ha consentito una larga diffusione. La versione recentemente diffusa non è solamente gratuita, ma anche aggiornata e dunque più dannosa.

NanoCore attacca i sistemi Windows in maniera “silenziosa”Si tratta prevalentemente di uno strumento di controllo remoto, pertanto i criminali informatici, una volta avviato il virus, entrano in pieno controllo della macchina senza che l’utente se ne accorga, carpendo password, effettuando keylogging (attività di intercettazione di ciò che un utente digita sulla tastiera del computer), accedendo segretamente a webcam e microfono.

NanoCore sostanzialmente consente ai criminali informatici di avere accesso a tutte le informazioni e funzionalità dei pc compromessi.

Come viene diffuso?

Come la maggior parte dei malware NanoCore viene diffuso tramite attacchi di mail phishing, generalmente all’interno di email che hanno l’aspetto di fatture o conferme d’ordine personalizzate con il nome della vittima. 
I truffatori informatici utilizzato dati reali dell’utente per spingerlo ad aprire il messaggio e cliccare sull’allegato, avviando così l’infezione del pc.

Scopri di più sulle truffe via mail leggendo i nostri articoli sulla sicurezza informatica.

Come evitare di cadere vittima di questo tipo di malware?

  1. Prestare attenzione durante la navigazione sul web e scaricare file e software solamente da siti affidabili
    Una buona norma è sicuramente verificare sempre che il sito web sia in HTTPS (nei browser come Chrome i siti con protocollo HTTPS presentano un lucchetto alla sinistra dell’URL) e che lo spelling dell’URL del sito sia corretto (molto spesso i truffatori online utilizzano domini simili a quelli di siti affidabili per trarre in inganno gli utenti).
  2. Affidarsi ad un antispam efficace che non faccia solamente da filtro per i messaggi di spam, ma che sia in grado di individuare e bloccare i link malevoli al loro interno. 
    Il software più performante in questo termini è Libra Esva con 14 livelli di analisi, il 99,96% di spam detecting e una percentuale di falsi positivi prossimo allo zero
    Altamente personalizzabile grazie a filtri per contenuti e whitelist, Libra Esva è uno strumento indispensabile all’interno delle aziende.
  3. Eseguire periodicamente scansioni del pc con un antivirus aggiornato.

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Giorgio Bagnasco

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Dottore in Matematica Informatica, originariamente sviluppatore di applicazioni Web, amministratore di database e project manager in una vasta gamma di applicazioni aziendali. Oggi specializzato in IT Management e System Integration, problem solving, progettazione e gestione di reti informatiche, ottimizzazione di sistemi informativi aziendali

Dal 1995 siamo al fianco di professionisti e imprese.
Negli anni IPSNet è diventato un marchio sinonimo di competenza e professionalità per assistere il cliente e orientarlo nel mondo della rete, sempre più difficile e ricco di opportunità, ma anche di insidie. Cloud Provider, soluzioni per le reti informatiche e la sicurezza dei dati nelle aziende sono, ad oggi, il nostro quotidiano impegno per centinaia di clienti che, da oltre 20 anni, ci affidano la propria informatizzazione digitale.

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